Una volta la Gazza era molto più simile al Corvo di quanto si possa pensare. Pur essendo più piccina e con una coda molto più particolare, era tutta nera dalla punta del becco alla punta della coda.

Un giorno, mentre si stava lasciando cullare dal vento, vide qualcosa che stava brillando tra i fili d’erba.
Ne fu così colpita che non potè fare a meno di planare maestosamente per raccogliere quel misterioso oggetto con il becco, e più gli si avvicinava e più quel brillìo si faceva irresistibile.
Planò sempre più vicina all’erba, lo raccolse, e lo portò immediatamente al nido.
La sensazione di soddisfazione e fierezza di avere finalmente con sè qualcosa di così prezioso la accompagnò fino al nido, quando depose dal becco l’oggetto e lo osservò compiaciuta: era qualcosa di perfettamente rotondo, regolare, argenteo, che rifletteva tutta la luce che entrava nel nido.
Rimase a contemplare quel bellissimo oggetto per un bel po’, fino a quando non uscì di nuovo dal suo nido.

 Mentre stava posata su un ramo non molto distante dal proprio nido, la Gazza vide distintamente un luccichìo non molto distante da lì, al suolo brullo di un viottolo sterrato.
Si lanciò letteralmente dal ramo su cui stava posata, volando con precisione fino alla sorgente di quel lucchichìo. In volo lo raccolse con il becco e lo riportò subito al suo nido.
Era molto felice di aver portato un altro oggetto luccicante nella sua casa, e questo era anche diverso dall’altro: si girava su sè stesso, aveva una forma ovale e questa struttura rigirata sembrava fatta da un solo filo. Era bello, resistente ma leggero, e il fatto che formasse una specie di anello ovale le consentiva di trasportarlo con facilità. 


Qualche giorno dopo, mentre la Gazza era intenta a giocare con altre sue compagne, notò che vicino al tronco di un albero di un giardino c’era qualcosa che luccicava. Sperando che le altre non se ne fossero accorte si allontanò dai rami sui quali stavano giocando e volò rapida vicino a quel ramo. Anche questa volta l’oggetto era facile da prendere e trasportare con il becco: un cerchio perfetto di metallo era molto comodo da raccogliere, e lo portò subito nel suo nido. Il metallo era particolare, perchè non era liscio ma tutto disegnato con delle incisioni, e questo lo faceva brillare ancora di più.

Il tesoro della Gazza piano piano si stava ingrandendo e lei era felice di avere tutti quegli oggetti brillanti nel suo nido.

Luccichio_FILE

Poi un giorno vide qualcosa che brillava con molta più intensità, e di nuovo non fu in grado di resistergli, quindi si precipitò in planata tra le fronde del bosco. Man mano che si avvicinava l’intensità del bagliore aumentava, fino a diventare quasi accecante. Il bagliore non apparteneva certo a uno dei piccoli oggetti che poteva raccogliere con il becco e conservare al sicuro nel suo nido. Proveniva dal corno di un animale, una specie di cavallo con un corno sopra al muso, e tutto l’animale sembrava risplendere di una chiarissima luce.

La Gazza rimase abbagliata, si posò un un ramo mantenendo una certa distanza per poter godere della sua bellezza, ma l’attrazione era così forte che gli volò vicino e gli beccò il corno, quasi che volesse verificare che quell’animale esistesse davvero. In quel preciso momento dalla punta del corno si sprigionò un bellissimo arcobaleno che investì la Gazza e le colorò le nere penne di colori cangianti tra il blu, il viola, il verde, l’azzurro e il giallo, e la luce fu così intensa che le regalò il colore bianco sposandolo così al suo nero.

L’animale misterioso allora le parlò: “ti stavo aspettando, Gazza. 
È da tanto tempo che ti vedo raccogliere piccoli oggetti brillanti ovunque ne trovi per poi portarli al tuo nido. Ma non è così che avrai la Luce.
Come vedi la Luce è qualcosa che si sprigiona da dentro, e sta a te trovare la Luce dentro di te.”

La magnificenza e la magia dell’Unicorno erano così grandi che la Gazza decise di accompagnarsi a lui per imparare a trovare la sua luce interiore, e ogni volta che una Gazza trova un oggetto che brilla lo porta all’Unicorno per ringraziarlo del Dono immenso che lui le ha fatto.

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