L’artigianato come forma di meditazione

L’artigianato come forma di meditazione

“La prima cosa che si nota nell’atto creativo è che si tratta di un incontro…la creatività è il confronto dell’essere umano intensivamente conscio con il suo mondo” (Rollo May)

Lasciare il tempo, le emozioni e le esperienze impigliati tra i punti e i nodi dei ricami

L’Associazione La Dama dell’Ago, parlando degli antichi manufatti pregiati esposti ad una mostra di ricami e merletti, scriveva “…Davanti a questi lavori si ha la sensazione che alcune delle ore della vita di chi li ha realizzati si siano impigliate tra i punti e i nodi del lavoro permettendo a queste persone una specie di continuità, come se il loro tempo fosse rimasto lì…”.
L’idea che in un manufatto, in un lavoro artigianale, si lasci il proprio tempo, le proprie riflessioni, e a volte anche le chiacchiere, mi ha fatto pensare a quanta energia si liberi quando stiamo creando, e come questo processo agisca su molti livelli: il tempo che dedichiamo, la concentrazione, la creatività, il flusso da cui ci lasciamo portare, le emozioni.

 

Un’esperienza personale

“Provengo da una famiglia di ricamatrici e artigiane, per professione o per passione, perciò ho sempre trovato facile avvicinarmi a queste forme di creatività, sposando la fisolofia del crearsi da sè ciò di cui si ha bisogno, o di dare un tocco personale a oggetti e capi d’abbigiamento.
Nel corso degli anni per molti motivi mi sono dovuta distaccare da queste abitudini, senza rendermi conto di quanto stessi perdendo.Quando però mi trovai in una situazione emotivamente molto difficile e avendo finalmente un po’ di tempo a disposizione, per gioco o per inconsapevole necessità iniziai a ricamare con tutti i colori dell’arcobaleno seguendo una tecnica piuttosto geometrica che si chiama “punti di fondo”. Concentrarmi sugli schemi che stavo seguendo, vedere che poco a poco il mio progetto stava prendendo forma, utilizzare fili colorati, mi ha portata a elaborare il periodo difficile che stavo vivendo in modo alternativo e creativo.”

Probabilmente per semplicità si potrebbe pensare ad una forma di distrazione, di estraniamento, ma bisogna tenere conto della profondità di ciò che avviene mentre si lavora in campo creativo. In tutto ciò che è artigianale e manuale si deve eseguire una ripetitività di gesti, spesso piccoli e minuziosi, che possono apparire noiosi e troppo lenti per la realizzazione finale del lavoro; eppure è proprio questa stessa ripetitività e lentezza che rendono efficace lo stato meditativo dell’artigianato perchè rimandano a quelle dei mantra, o dei monaci tibetani che creano Mandala pieni di particolari minuscoli con sabbia colorata.

 

Scrivere, colorare, creare

 

Esprimiamo la nostra creatività attraverso il corpo, i movimenti delle mani, azioni concrete che portano fuori di noi quello che abbiamo dentro: su un quadro, in un componimento, in una statua, un vaso, un ricamo. Anche seguendo uno schema o una traccia, è il nostro movimento, il nostro stile, il nostro gusto che determina l’unicità del lavoro che realizziamo. 
Oltre alla soddisfazione di realizzare qualcosa di nuovo completamente da zero, concentrarci su ciò che stiamo creando e la ripetitività dei gesti, ci porta in uno stato meditativo che aiuta moltissimo il benessere e il tono dell’umore. Tanto che quando si termina un lavoro si sta già pensando al successivo, un po’ come quando terminato di leggere un libro, si sente una sorta di vuoto che ci porta a cercare il nuovo libro da leggere. 
Il lavoro creativo porta a uno stato di benessere che continuiamo a ricercare. 
Inoltre 
rientrare in contatto con la nostra creatività ci permette di riattivare l’emisfero destro del nostro cervello, migliorando notevolmente anche le nostre capacità di risolvere i problemi. Tante volte dopo aver passato del tempo a fare un lavoro creativo ci si sente alleggeriti e magari si trova una soluzione a qualche problema che ci affliggeva.

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