L’importanza delle informazioni (e quando sono troppe)

L’importanza delle informazioni

(e quando sono troppe)

Quando entriamo in un nuovo ambiente, sia esso un’abitazione o un luogo di lavoro, abbiamo tutti una prima impressione che di solito chiamiamo “a pelle”.

Il nostro istinto ci comunica subito una sensazione di benessere o di disagio, e la nostra mente spesso non sa identificare quali siano i motivi reali di questa sensazione. Nel corso di questi anni ho verificato che il motivo per cui la mente non sa identificare meglio queste sensazioni è molto semplice: non l’abbiamo educata a farlo.

Più volte lavorando con le persone che si rivolgono a me, mi sono resa conto di come sia sufficiente accompagnarle brevemente nell’osservazione per svelare un sistema di valutazione fino ad allora sconosciuto, del quale si appropriano immediatamente continuando ad affinarlo autonomamente attraverso l’attenzione e l’osservazione.

Ignorare il rumore non significa non percepirlo

Quando mi occupavo di comunicazione una cosa che mi colpì fu apprendere che le persone (in quel caso i consumatori) pur non prestando più attenzione alla miriade di pubblicità e comunicazioni che le bombardano, subiscono e registrano a livello inconscio ciò che percepiscono. Volendo fare un paragone è come quando si abita in un luogo rumoroso e il cervello registra e nasconde i suoni abituali ignorandoli, ma quei suoni continuano ad esserci e anche se non ci facciamo più caso, li sentiamo.
Questo fu l’inizio della mia presa di coscienza di quanto rumore derivi dal caos, dove “rumore” ha moltissime declinazioni: rumore sonoro, rumore visivo, rumore vibrazionale.

Ho impiegato anni tra studi e incontri per capire quanto questo discorso fosse applicabile a tutto ciò che è intorno a noi, inclusa la nostra casa.

Che si voglia parlare di “rumore” o di “vibrazione”, ciò che emerge è che tutto ciò che ci circonda non è isolato rispetto a noi solo perché distante nello spazio, soprattutto se questo spazio è identificato con quello della nostra casa, oppure di una specifica stanza.

Ogni oggetto, ogni scritta, ogni immagine, porta con sé un carico di informazioni che gli appartengono per definizione oltre alle informazioni che gli attribuiamo noi: ad esempio un oggetto può essere il ricordo di una persona cara, di un’esperienza vissuta, un regalo, il simbolo di qualcosa che eravamo e ora non siamo più. Supponiamo di passare in rassegna tutti gli oggetti che ci sono nella nostra casa, la totalità delle informazioni sarebbe molto impegnativa.

Prima di passare allo specifico della qualità delle informazioni (nei post successivi), vorrei che si riflettesse proprio sulla loro quantità e sul rumore che ne deriva, sul caos nel quale ci costringiamo inconsapevolmente a vivere nel nostro quotidiano.
Viviamo in un’epoca in cui accumulare è facile, soprattutto grazie ai bisogni indotti e a uno shopping compulsivo su vari livelli. Questo crea confusione non solo nelle nostre case, ma anche nelle nostre menti, in un circolo vizioso in cui “confusione” è proprio la parola chiave.

Il riordino

Si rende quindi necessario il primo passo per intervenire in modo positivo sul nostro benessere in casa: il riordino, la pulizia in senso lato dello spazio in cui viviamo.

A nessuno piace riordinare, cernire o scegliere cosa buttare, è un lavoro faticoso e lo è soprattutto perché ci dobbiamo costringere ad affrontare direttamente tutte le informazioni che ogni oggetto porta con sé.

Dobbiamo letteralmente immergerci nella confusione che solitamente ignoriamo, pur avendola intorno tutti i giorni: dobbiamo, in sostanza, prendere coscienza del fatto che quel rumore, quella confusione, quelle informazioni sono effettivamente lì, e proprio lì abbiamo sempre scelto di lasciarle.


Scegliendo invece di affrontare questa confusione ci permettiamo di liberarci di tutti gli oggetti ormai inutili ed obsoleti che occupano e intasano il nostro spazio, e le informazioni ad essi connesse.

Riordinare e decongestionare lo spazio intorno a noi non ha solo un effetto positivo sull’ambiente in cui viviamo, ma ha anche un effetto decongestionante sulla nostra mente che finalmente affronta e gestisce (e in molti casi elimina) ciò che l’ha disturbata fino a quel momento da un piano tanto secondario quanto costante ed insistente.


Inoltre se prendiamo in considerazione il fatto che tutti gli oggetti che ci circondano appartengono al passato (eventi, ricordi, esperienze), possiamo facilmente renderci conto di quanto in questo modo essi ci leghino al passato stesso, vincolandoci in modo impercettibile ma costante e insistente a ciò che abbiamo vissuto, ciò che è stato, ciò che noi stessi siamo stati.

Con questo non intendo dire che tutto ciò che possediamo va cestinato o dato in beneficenza, ma è opportuno imparare a stabilire cosa è importante e cosa non lo è.

Sono abbastanza sicura del fatto che tutte le persone che non riescono ancora a dare la giusta importanza e il giusto valore agli oggetti che hanno in casa, non riescano a fare la stessa cosa anche con i molteplici aspetti della vita:

in poche parole a stabilire le priorità.


Ritengo che questo passaggio sia fondamentale per occuparsi del benessere in casa propria e per beneficiare in molti aspetti della propria vita di questi cambiamenti, anche se inizialmente saranno timidi e piccoli.

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